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  3. Assemblea Elettiva - Proposta di Delibera convocazione Assemblea Elettiva 2013

    Proposta di Delibera: convocazione Assemblea Elettiva 2013

     

    La Confesercenti Provinciale di Roma

    CONSIDERATA

    la riunione della Presidenza Provinciale del 09.04.2013 giusto apposito punto...

  1. LAZIO SENZA MAFIE: il patto sottoscritto dalle Associazioni e dalla Regione Lazio per contrastare le infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sociale della Regione. ASSEMBLEA SOS IMPRESA - RETE PER LA LEGALITA'

    Protocollo LAZIO SENZA MAFIE

     

    CRIMINALITA’: ASSEMBLEA SOS IMPRESA-RETE PER LA LEGALITA’ - 2 Luglio 2015

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    Start Up della Camera di Commercio, contributi

    fino a 2.500 euro per l'avvio di impresa

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Le novità fiscali 2017 PDF Stampa E-mail
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Martedì 14 Febbraio 2017 16:31

news_fiscale_2017.pngConfesercenti_Roma_News_fiscale_febbraio_2017.pdf

 
Casa: le detrazioni fiscali 2017 PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 04 Gennaio 2017 16:33

bonus_cultura

 

 

 

 

 

Fonte confesercenti.it

La Legge di Stabilità 2017 proroga di un altro anno gli incentivi per le abitazioni e il bonus mobili

Anche nel 2017 chi realizzerà interventi di efficienza energetica della propria abitazione potrà godere delle detrazioni fiscali del 65%. Nel caso di lavori di ristrutturazione  edilizia le detrazioni sono del 50%; rientrano in questo caso le detrazioni per l’acquisto e la messa in opera di singoli impianti che  producono energia da fonti rinnovabili o abbassano i consumi (come  sono gli impianti fotovoltaici, gli scaldacqua o i condizionatori a  pompa di calore).

E’ quanto stabilito nella Legge di Stabilità 2017 che proroga di un altro anno gli incentivi previsti per le case.

Rispetto agli anni passati le novità positive riguardano gli  interventi nei condomini: aliquote più alte, graduate in base  all’entità dei lavori e ai risultati raggiunti, fino al 75%, valide  per interventi realizzati da ora al 2021.

L’incentivo del 65% riservato agli interventi di efficientamento energetico delle singole unità immobiliari riguarda i seguenti interventi: per la riqualificazione globale su edifici esistenti (interventi che facciano conseguire determinati miglioramenti delle prestazioni energetiche) si possono detrarre fino a 100mila euro (cioè il 65% di una spesa di circa 154mila euro); per  coibentazione di pareti, soffitti o sostituzione di finestre e serramenti con altri e con particolari prestazioni di isolamento, fino a 60mila euro di detrazione fiscale; installazioni di pannelli solari  termici, fino a 60mila euro. E ancora: sostituzione della caldaia con un modello a condensazione,  fino a 30mila euro; installazione di pompe di calore ad alta efficienza e impianti geotermici a bassa entalpia, fino a 30mila euro; acquisto e posa in opera delle schermature solari, fino a 60mila euro; acquisto e installazione di impianti di climatizzazione invernale a biomasse, fino a 30mila euro; acquisto, installazione e messa in opera di sistemi di domotica, per il controllo da remoto di impianti di  riscaldamento, produzione di acqua calda e climatizzazione nelle unità abitative.

Non cambiano i meccanismi per usufruire dell’incentivo. I pagamenti dovranno essere effettuati con bonifico bancario o postale e il rimborso avverrà in dieci anni, con rate di pari importo. Sarà  inoltre necessario conservare tutta la documentazione inerente  all’intervento e ai pagamenti. Per fruire della detrazione è necessario che gli interventi siano  eseguiti su unità immobiliari e su edifici (o su parti di edifici)  esistenti, di qualunque categoria catastale, anche se rurali, compresi quelli strumentali (per l’attività d’impresa o professionale). La prova dell’esistenza dell’edificio può essere fornita  dall’iscrizione in catasto o dalla richiesta di accatastamento, oppure dal pagamento dell’imposta comunale (Ici/Imu), se dovuta. Quindi non  sono agevolabili le spese effettuate in corso di costruzione dell’immobile.

Sono ammesse all’agevolazione le persone fisiche (compresi gli esercenti arti e professioni); i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di personesocietà di capitali), le associazioni tra professionisti. Tra le  persone fisiche possono fruire dell’agevolazione anche i titolari di  un diritto reale sull’immobile, i condomini (per gli interventi sulle  parti comuni condominiali), gli inquilini e coloro che hanno  l’immobile in comodato. Sono ammessi a fruire della detrazione anche i familiari conviventi  con il possessore o il detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo  grado) che sostengono le spese per la realizzazione dei lavori.

Rientrano nel novero dell’efficienza energetica anche gli interventi sulle caldaie ed impianti di riscaldamento dei condomini. Il decreto Milleproroghe ha procrastinato al 30 giugno 2017 l’obbligo della contabilizzazione del calore per gli impianti centralizzati di riscaldamento e di fornitura di acqua calda sanitaria condominiali. Per rimanere in esercizio senza sanzioni, sarà necessaria l’installazione di sistemi per la misurazione del calore di ciascuna unità abitativa.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che si ha diritto ad accedere alla detrazione del 65% solo se i contabilizzatori sono installati in concomitanza con la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione o con pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia. In questi casi il limite di spesa detraibile (per ogni contribuente) è di 30mila euro. Se invece i contabilizzatori sono installati senza che sia sostituito l’impianto di riscaldamento, o qualora sia sostituito con uno che non ha le caratteristiche tecniche richieste per l’ecobonus, le spese sono ammesse alla detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie.

Per quanto riguarda le detrazioni sulle ristrutturazioni edilizie, rimane invariato il 50%, che viene prorogato per spese  sostenute fino al 31 dicembre 2017, applicabili a molti interventi ”energetici” o di risparmio energetico tra cui l’installazione di un impianto fotovoltaico e del sistema di accumulo (batterie) o l’installazione di condizionatori e scaldacqua a pompa di calore, anche in assenza di altre opere di ristrutturazione.

Sulle prestazioni di servizi per interventi di manutenzione (ordinaria e straordinaria) realizzati su immobili residenziali, viene applicata  l’Iva ridotta al 10%. Per alcuni ”beni significativi” (individuati  dal decreto 29 dicembre 1999) quali ascensori, infissi, caldaie, video citofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria, sanitari e rubinetteria, l’aliquota agevolata del 10% si applica solo sulla differenza tra il valore complessivo della prestazione e quello dei beni stessi.

Infine, in Legge di Stabilità è stato esteso a tutto il  2017 anche il bonus mobili: chi acquisterà mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni),  finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione potrà  beneficiare ancora di uno sconto Irpef del 50% per un massimo di  10.000 euro di spesa. Ma tra i requisiti richiesti ai contribuenti per il prossimo anno c’è  l’aver effettuato nel 2016 lavori ammessi alla fruizione del Bonus ristrutturazioni.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Gennaio 2017 16:35
 
La grande incertezza: le previsioni Cer-Confesercenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 16 Settembre 2016 14:37

Senza titolo

Fonte: confesercenti.it

La grande incertezza, le previsioni Cer-Confesercenti: nel 2016 Pil +0,8%, continua la deflazione (-0,3%) Crescita debole anche nel prossimo biennio: variazioni del Pil a +0,7 nel 2017 e +0,9 nel 2018

La lunga recessione dell’economia italiana si è esaurita nell’ultimo trimestre del 2014. Da quella data a oggi sono stati i cumulati sei trimestri di ripresa, con una crescita complessiva del Pil di circa l’1,5 per cento, a cui si è però accompagnata una stagnazione della produttività (grafico 1). Nello stesso periodo il Pil dell’Eurozona è aumentato quasi il doppio di quello italiano.

Il passo esitate della ripresa è in parte riconducibili a un fattore esterno quale il  rallentamento degli scambi internazionali il cui saggio di incremento è sceso nell’ultimo biennio, proprio in coincidenza con la fine della recessione italiana, dal 3.4 all’1.6 per cento (grafico 2). Secondo le valutazioni CER- CONFESERCENTI il rallentamento degli scambi internazionali ha ridotto di circa 4 decimi di punto la crescita dell’economia italiana nell’ultimo biennio. Emerge da questi dati la posizione anti-ciclica in cui si è venuta a trovare l’economia italiana, la cui ripresa ha preso avvio proprio mentre terminava un periodo di forte espansione del commercio mondiale.

Una patologia tutta interna è invece rappresentata dal continuo rinvio delle scelte di investimento da parte delle imprese. Il grafico 3 mostra a tal riguardo la diversa evoluzione, in questi sei trimestri di ripresa, dell’occupazione, che è aumentata agli stessi ritmi del Pil (1.5 per cento nel valore cumulato) e degli investimenti in macchinari e attrezzature, che alla fine del secondo trimestre 2016 risultavano ancora fermi sullo stesso livello dell’ultimo trimestre del 2014. La debolezza degli investimenti spiega la stagnazione della produttività.

Nel commentare l’insoddisfacente andamento del processo di accumulazione in questo periodo di ripresa, occorre peraltro ricordare come il sistema imprenditoriale abbia continuato a operare in condizioni di razionamento del credito. Nei trimestri della ripresa, come illustra il grafico 4, i crediti concessi a imprese non finanziarie e famiglie consumatrici sono infatti diminuiti del 6 per cento circa.

Gli andamenti più recenti e il ruolo dell’incertezza

All’interno del quadro generale di debole ripresa, i risultati del primo semestre 2016 presentano luci e ombre.  Positivo è il fatto che, nel confronto con lo stesso periodo del 2015, il Pil e la domanda interna abbiano segnato una accelerazione, con aumenti dello 0.9 per cento del prodotto, dell’1.3  per cento dei consumi finali interni e del 2.2 per cento degli investimenti fissi lordi ( a fronte di variazioni rispettive dello 0.3, 0.2 e -0.4 per cento del 2015, grafico 5).  Di contro, si è approfondito il contributo negativo fornito alla crescita dalle esportazioni nette, passato nel periodo da -0.2 a –0.5 per cento.

Le ombre divengono prevalenti quando dal quadro di consuntivo del primo semestre si passa ad analizzare gli andamenti congiunturali più recenti, caratterizzati da un generalizzato ripiegamento degli indicatori. La stessa dinamica dei contri trimestrali evidenzia, inoltre, come nel periodo aprile- giungo non vi sia stata alcuna crescita in termini congiunturali, ossia come i livelli di attività siano rimasti, in aggregato, fermi rispetto invernali. Consistente è la flessione in corso negli indicatori di fiducia delle famiglie e delle imprese. (grafico 6). Andamenti che potrebbero determinare una temporanea flessione del Pil nel terzo trimestre.

Nell’indebolimento del quadro congiunturale un ruolo di primo piano è svolto dal permanere di un clima di diffusa incertezza. Alimentata in primo luogo dagli eventi europei. L’esito del referendum britannico rappresenta il più grande colpo mai inferto al processo di integrazione e rischia di fare presa su un elettorato che mai come oggi mostra, in quasi tutti i paesi, sfiducia nella costruzione europea. Anche perché, occorre dirlo, l’Europa continua ad avvitarsi in politiche che non sembrano andare nella giusta direzione. L’esempio più recente è rappresentato dalle nuove regole per la risoluzione delle crisi bancarie, adottate a inizio d’anno per rafforzare la stabilità del settore e che hanno prodotto un risultato opposto, innescando una volatilità a dir poco accentuata dei listini bancari.

Con più diretto riferimento all’Italia, gli argomenti per descrivere l’aumento del grado di insicurezza sono numerosi. Dal punto di vista sociale, rilevano l’intensificarsi dei flussi migratori, che hanno raggiunto ritmi tali da aprire faglie profonde anche nelle più avanzate politiche di integrazione; la penetrazione della criminalità, più o meno organizzata, nei maggiori centri urbani e anche in zone ritenute impermeabili a tali fenomeni; il depauperamento di molti centri storici, dove la scomparsa dei negozi tradizionali lascia spesso il posto a esercizi che consumano e non caratterizzano il territorio; la marginalizzazione delle periferie, i cui legami col tessuto cittadino tendono a indebolirsi per concentrare fattori di disagio sociale. Sono queste tendenze di lunga lena, che accompagnano quasi inevitabilmente i processi di sviluppo, ma che hanno trovato nella crisi economica degli anni passati un nuovo elemento di catalizzazione.

C’è, a tal riguardo, un dato che più di altri nell’analisi CER- CONFESERCENTI  spiega l’emergere di un sentimento di insicurezza ed è la contrazione ampia, inattesa, diffusa, del reddito disponibile. Ampia, perché secondo i dati di contabilità nazionale tra il 2007 e il 2013, anno che ha segnato il culmine degli effetti dell’austerità fiscale, il reddito disponibile delle famiglie italiane è diminuito nei valori reali, ossia come potere d’acquisto, del 10,6 per cento (grafico 7). In termini monetari, la perdita è stata superiore ai 118 miliardi di euro, equivalenti a oltre 2100 euro per cittadino residente. Inattesa, perché mai prima, nella storia della repubblica italiana, il reddito reale delle famiglie era diminuito per un periodo tanto lungo. Diffusa, perché tutte le zone del paese sono state colpite dall’arretramento dei redditi, anche le più ricche, essendo una delle caratteristiche della recessione   quella di non essere rimasta circoscritta ad aree di preesistente fragilità economica. Nel biennio 2014-15, è stato recuperato solo l’uno per cento della perdita subita, mentre, secondo le valutazioni del CER- CONFESERCENTI, un recupero più consistente, dell’1.7 per cento,  si registrerebbe nel 2016. Nel complesso, a conferma ulteriore della debolezza della ripresa, a fine anno risulterebbero tornati nella disponibilità delle famiglie italiane solo 25 miliardi dei 118 miliardi di euro andati persi durante la recessione (meno di 450 euro a famiglia). Esiste dunque un ben definito fattore di insicurezza economica che fa da attrattore gravitazionale per altri fenomeni di insicurezza sociale. Questa combinazione ancora il paese su un sentiero di bassa crescita e contribuisce a ridurre l’efficacia delle politiche.

Ii permanere di un forte grado di incertezza a livello sia europeo sia nazionale ha portato il Governo ad annunciare un ribasso delle stime di crescita. Secondo l’analisi CER. Confesercenti, questo ribasso sarà consistente. L’aumento del Pil rimarrebbe fermo allo 0.7 per cento nel 2017 e allo 0.9 per cento nel 2018, senza accelerazione alcusa rispetto al risultato atteso per l’anno in corso 0.8 per cento nell’anno in corso (grafico 8).

Alla fine del periodo di previsione, la massa del reddito disponibile delle famiglie registrerebbe in termini reali un aumento, rispetto al 2016, contenuto al 2.3 per cento. Nel confronto con il valori pre- recessivi permarrebbe uno scostamento negativo di circa 70 miliardi (-6.2 per cento, grafico 9).

Con riferimento ai saldi di finanza pubblica, secondo l’analisi CER-Confesercenti il disavanzo di bilancio continuerebbe a ridursi per tutto il periodo, ma con una velocità inferiore a quella richiesta dalle regole europee. Nei valori monetari, l’indebitamento scenderebbe dai 39 miliardi stimati per l’anno in corso ai 21 miliardi del 2018, con una flessione in quota di Pil dal 2.3 all’1.2 per cento (grafico 10). La riduzione dell’indebitamento sarebbe da attribuire in eguale misura al miglioramento dell’avanzo primario (+0.3 punti in percentuale di Pil, grafico 11) e alla diminuzione della spesa per interessi (-0.3 punti).

Questi risultati di finanza pubblica possono essere considerati equilibrati se rapportati all’esigenza di non pregiudicare le dinamiche della crescita ed è poco probabile un riavvicinamento ai più ambiziosi obiettivi europei, almeno fin tanto che non v si vengano superate le debolezze del quadro internazionale. Lo scostamento dal percorso europeo sarà naturalmente oggetto di valutazione da parte delle autorità preposte, ma va al riguardo segnalato come il governo stia comunque prefigurando l’adozione di ulteriori misure di stimolo dell’economia e di sostegno dei redditi. Nella tabella 1 sono riportati gli interventi che, secondo le notizie di stampa, potrebbero far parte della prossima legge di bilancio (ad esclusione degli interventi per il sostegno alle popolazioni terremotate). Si tratta di misure che necessiterebbero di risorse per 8.8 miliardi di euro, equivalenti allo 0.5 per cento del Pil. La discussione in sede europea chiarirà se e in quale misura sarà percorribile questa ipotesi di ulteriore rallentamento del processo di riduzione del disavanzo pubblico.

 
Censis e M.I.S.E.: contraffazione vale 6,9 miliardi di euro PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 16 Giugno 2016 15:59
censislogo mise
Pubblichiamo integralmente il comunicato diffuso dal Censis dopo un lavoro di ricerca fatto per conto del Ministero dello Sviluppo Economico. Confesercenti ha dato il suo contributo e si confermano i dati di una recente indagine svolta da Sos Impresa. Purtroppo la tendenza del fenomeno è in crescita.
 
Al via la Settimana nazionale anticontraffazione del Ministero dello Sviluppo Economico

Il fatturato della contraffazione vale 6,9 miliardi di euro e cresce del 4,4% rispetto al 2012

Nel mercato del falso 100mila occupati e risorse sottratte al fisco per 1,7 miliardi di euro. Sequestrati 432 milioni di articoli fake nel periodo 2008-2015. Ma il fenomeno si trasforma: è sempre più «liquido», ora serve il coinvolgimento dei cittadini

Roma, 14 giugno 2016 - Nel 2015 gli italiani hanno speso 6,9 miliardi di euro per acquistare prodotti contraffatti, un valore in crescita del 4,4% rispetto al 2012. Produrre e commercializzare gli stessi prodotti nei circuiti dell'economia legale comporterebbe 100.515 unità di lavoro in più (circa il doppio dell'occupazione, ad esempio, dall'intera industria farmaceutica). Senza la contraffazione, la produzione interna registrerebbe un incremento di 18,6 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 6,7 miliardi (un valore quasi uguale, ad esempio, a quello generato dall'intera industria metallurgica). È quanto emerge da una ricerca del Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM).

L'emersione della contraffazione significherebbe anche un aumento del gettito fiscale, tra imposte dirette (su impresa e lavoro) e indirette (Iva), perché oggi il mercato del falso sottrae all'erario 1,7 miliardi di euro. Se si considerano anche le imposte che deriverebbero dalla produzione attivata in altri settori dell'economia, il gettito fiscale complessivo aumenterebbe a 5,7 miliardi di euro, pari al 2,3% del totale delle entrate dello Stato per le stesse categorie di imposte.

Oggi la merce contraffatta viaggia per mare, in aereo, su gomma. I prodotti falsi vengono venduti nelle bancarelle per strada, in capannoni e magazzini, negli appartamenti privati, attraverso siti web e corrieri. E si diversificano sempre di più per la qualità della fattura, i prezzi, la categoria merceologica. Ingenti i danni per il made in Italy e in termini di sicurezza dei consumatori e sfruttamento delle persone impiegate nella filiera della produzione e commercializzazione.

Al primo posto ci sono l'abbigliamento e gli accessori, il cui valore sul mercato nazionale del fake è stimabile in 2,2 miliardi di euro, pari al 32,5% del totale. Sono falsificati soprattutto giubbotti, capi sportivi e, tra gli accessori, borse e portafogli. Segue il settore degli audiovisivi, con un valore di spesa pari a quasi 2 miliardi (il 28,5% del totale). Vengono contraffatti anche i prodotti alimentari, per un valore di 1 miliardo di euro nell'ultimo anno, pari al 14,8% del totale. Tra i prodotti in crescita negli ultimi tempi ci sono gli apparecchi e i materiale elettrici, soprattutto cellulari e componenti, con un valore di spesa di 732 milioni di euro (il 10,6% del totale). Un altro settore in crescita è quello degli orologi e dei gioielli, che si distingue per la contraffazione di prodotti di alta gamma e che nel mercato del falso vale oggi 402 milioni di euro (il 5,8% del totale). Segue il settore del materiale informatico, costituito soprattutto da componenti hardware per computer, tablet, schede di memoria, chiavette Usb, per un valore di 282 milioni di euro (4,1% del totale).

In questi anni le forze dell'ordine hanno intensificato i controlli e messo a punto sistemi di intelligence sempre più sofisticati per contrastare il fenomeno della contraffazione. Dal 2008 al 2015 l'Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno effettuato più di 131.000 sequestri, determinando il ritiro dal mercato di 432 milioni di articoli contraffatti. Il valore complessivo della merce sequestrata nel periodo 2008-2014 è di 4,5 miliardi di euro. Il 51% di tutte le merci sequestrate alle dogane nell'ultimo anno proveniva dalla Cina.

La filiera del falso mostra però una elevata capacità di mantenere i volumi di mercato, modificando le strategie di elusione dei controlli, diversificando i canali di vendita, differenziando le tipologie delle merci offerte, ampliando la gamma della qualità dei prodotti venduti (dalla semplice paccottiglia ai capi di fattura rifinita).

Di fronte a un mercato della contraffazione che diventa sempre più capillare e camaleontico, un fenomeno che si trasforma e diventa sempre più «liquido», alle attività di repressione e di contrasto, che agiscono sui nodi puntuali della rete logistica (come porti e aeroporti), bisogna affiancare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini-consumatori, chiamandoli ad essere attori e protagonisti in prima persona della lotta alla contraffazione.

Dal 13 al 19 giugno si svolge in tutta Italia la prima Settimana nazionale anticontraffazione, organizzata dalla Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel corso della settimana si svolgono iniziative di studio, sensibilizzazione, animazione rivolte agli stakeholder, ai cittadini e ai giovani, e si presenteranno le analisi provinciali del fenomeno della contraffazione a Roma, Milano e Palermo previste dal Piano nazionale anticontraffazione.

Questi sono i principali risultati della ricerca realizzata dal Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico, che sono stati presentati oggi a Roma nell'ambito della Settimana nazionale anticontraffazione da Loredana Gulino, Direttore Generale Lotta alla contraffazione-UIBM, e Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.

Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Giugno 2016 16:09
 
Studi di settore: slitta al 6 luglio il termine per i versamenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 16 Giugno 2016 15:43

Slitta dal 16 giugno al 6 luglio 2016, il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore. Lo prevede il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che è stato firmato dal premier Matteo Renzi e che è in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.Dal 7 luglio e fino al 22 agosto 2016 i versamenti possono essere eseguiti con una lieve maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 per cento.

 
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