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SHOPPERS: LE NOVITÀ DAL PRIMO GENNAIO 2018 PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Gennaio 2018 10:35

Il provvedimento normativo riguarda le buste con o senza manici, quelle leggere ed ultraleggere, adibite al trasporto di merci e prodotti di gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria. L’articolo 9-bis della legge 123 3/8/2017, il cosiddetto decreto Mezzogiorno approvato lo scorso agosto, stabilisce che è vietata la commercializzazione delle borse di plastica (borse con o senza manici fornite ai consumatori per il trasporto di merci o prodotti) in materiale leggero (con uno spessore della singola parete inferiore a 50 micron).
E’ permessa invece la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili , compostabili e di quelle aventi queste caratteristiche:
- a) borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco:
1) con spessore della singola parete superiore a 200 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari;
2) con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari;
- b) borse di plastica riutilizzabili con maniglia interna alla dimensione utile del sacco:
1) con spessore della singola parete superiore a 100 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 30 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano generi alimentari;
2) con spessore della singola parete superiore a 60 micron e contenenti una percentuale di plastica riciclata di almeno il 10 per cento fornite, come imballaggio per il trasporto, in esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari.
E’ prevista la progressiva eliminazione delle borse di plastica con parete inferiore a 15 micron (e comunque nei prossimi anni dovranno avere gradualmente una più alta percentuale rinnovabile) richieste a fini di igiene o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi (in pratica le bustine che nei reparti dell'ortofrutta vengono utilizzate per prelevare e pesare frutta e verdura e quelle che, in generale, vengono utilizzate per imballare gli alimenti sfusi).
Di fatto, inoltre, i consumatori non potranno aggirare il nuovo obbligo di pagare le bustine trasparenti dei supermercati, perché per ragioni igieniche sarà vietato portare da casa i sacchetti da utilizzare all’interno del supermercato per imbustare frutta, verdura, ma anche il pane e altri alimenti sfusi. In una nota di chiarimento inviata alla Grande distribuzione organizzata il Ministero dell'Ambiente ha infatti chiarito che l’obbligo di pagare i sacchetti sarà accompagnato dal divieto di riutilizzo delle buste biodegradabili per ragioni igieniche.
E’ stabilito che gli shoppers non possono essere distribuiti a titolo gratuito. Il prezzo di vendita è libero e deve risultare dallo scontrino e dalla fattura di acquisto per singola unità. La norma recita infatti che «il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite». La norma non riguarda solo la grande distribuzione, ma anche i piccoli negozi.
Ai fini fiscali occorre contattare l'assistenza tecnica del registratore di cassa per l'inserimento della nuova tipologia di vendita dello shopper, da assoggettare alla aliquota iva del 22% (vendita separata da indicare nel registro dei corrispettivi). Certificazione la certificazione di biodegrabilità, compostabilità e contenuto di materia prima rinnovabile degli shoppers dovranno essere certificati da organismi accreditati e rispondenti ai requisiti stabiliti dal CEN norma nazionale UNI EN 13432 2002.
Pesanti le conseguenze per chi non rispetta la nuova normativa: per chi viola le nuove regole è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25mila euro. Sanzione che è aumentata a 100mila euro se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica o un valore di queste ultime superiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore.


 

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