Commercio: nel 2015 hanno chiuso 30 imprese al giorno, 630 mila i locali sfitti Stampa
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Venerdì 09 Ottobre 2015 10:29

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Pubblichiamo l'indagine ed il comunicato diffuso dalla Confesercenti nazionale

Confesercenti: affitti a canone concordato e cedolare

secca contro la desertificazione.  

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Il presidente Vivoli: “Patto tra commercianti e proprietari
di negozi, amministrazioni comunali per rivitalizzare le città
e favorire la nascita di nuove imprese. Per l’erario sarebbe
affare da 1,5 miliardi di euro”
I consumi interni ripartono, seppure lentamente, ma la crisi del commercio
non si arresta.
E la desertificazione di attività commerciali nei centri urbani continua ad
avanzare:
in Italia ci sono ormai oltre 627mila locali commerciali sfitti per mancanza
di un’impresa che vi operi all’interno, quasi il 25% del totale disponibile,
con valori percentuali che in alcune periferie sfiorano il 40%.
A stimarlo è Confesercenti, sulla base delle rilevazioni delle imprese di
intermediazione immobiliare.
L’alto numero di locali commerciali senza locatario è dovuto principalmente
alle perduranti difficoltàdel settore. Nei primi 8 mesi del 2015 sono sparite,
tra negozi e pubblici esercizi, circa 30 imprese al giorno. E dal 2012 ad oggi
sono state oltre 300mila quelle che hanno cessato l’attività: un enorme
numero di unità immobiliari che si sono liberate sul mercato in un periodo
di tempo ridotto,cui vanno sommati i locali lasciati vuoti dalle imprese
plurinegozio che, con il perdurare della crisi,hanno ridotto il numero di punti
vendita.
La desertificazione colpisce il territorio con una diffusione a macchia di
leopardo,ma è generalmente più evidente nei piccoli centri e nelle zone
periferiche delle grandi città,dove ormai si trovano serrande calate anche
nei centri commerciali.
Il più alto numero di negozi sfitti si trova nelle regioni a maggiore densità
di locali ad uso commerciale:
Lombardia, (oltre 82mila) Campania (quasi 70mila) e Lazio (circa 62mila).
Tabella 1: stima numero negozi sfitti, dettaglio regionale
Emilia-Romagna 44.200
Friuli- Venezia Giulia 7.000
Veneto 50.900
Liguria 19.200
Lombardia 82.500
Piemonte 43.000
Valle d’Aosta 1.700
Lazio 62.000
Marche 19.800
Toscana 47.300
Umbria 10.900
Abruzzo 16.700
Basilicata 7.600
Calabria 24.300
Campania 69.200
Molise 3.700
Puglia 47.950
Sardegna 18.200
Sicilia 51.600
TOTALE ITALIA 627.750
Fonte: elaborazioni Anama Confesercenti su dati Agenzia delle entrate e rilevazioni operatori
“La crisi economica, le liberalizzazioni e gli affitti che, soprattutto nelle aree di pregio
commerciale, sono sempre più elevati, stanno svuotando le città di negozi”, dichiara il
Presidente Nazionale di Confesercenti Massimo Vivoli. “I segnali della resa delle botteghe
sono ben visibili nelle migliaia di saracinesche abbassate che si affacciano su strade
che erano il regno dello shopping, ma che ora sono sempre più deserte e sempre meno sicure”.
Per agevolare il ripopolamento di botteghe, Confesercenti propone l’inserimento nella
prossima legge di stabilità di un meccanismo “combinato” per riportare i negozi della
città: una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche
per gli affitti di locali commerciali. Un sistema già previsto per le locazioni abitative  e
che potrebbe essere declinato anche per il commercio attraverso un accordo tra
proprietari immobiliari, rappresentanti delle imprese commerciali e  amministrazioni
territoriali competenti. In questo modo si favorirebbe, in un momento di ripartenza
dell’economia, la ripresa del mercato immobiliare, dando allo stesso tempo nuovo
impulso alla rinascita del commercio urbano e delle botteghe. Si creerebbe anche
valore per tutti i soggetti interessati: il proprietario dell’immobile godrebbe di un
indubbio beneficio fiscale, le attività commerciali corrisponderebbero un canone
ridotto. E per l’amministrazione comunale sarebbe un doppio investimento: sociale,
con il ripopolamento delle aree oramai desertificate delle città, e fiscale. Secondo
le elaborazioni dell’ufficio economico Confesercenti, con l’introduzione di un canone
concordato e cedolare secca potrebbero rinascere, nell’arco di due anni, circa 190mila
negozi. Per il fisco centrale e locale – tra gettito Irpef, Tari e Irap pagate dalle imprese –
sarebbe un introito aggiuntivo di 1,5 miliardi di euro”.
Tabella 2 – stime dell’effetto dell’introduzione di canone agevolato e cedolare secca
sugli affitti e sul gettito erariale, proiezione su due anni
Locali commerciali affittati +193mila
Gettito Ires/Irpef recuperato con cedolare al 10% +669.746.000 €
Gettito Tari recuperato +535.796.800 €
Gettito Irap recuperato +337.551.984 €
TOTALE GETTITO RECUPERATO: +1.543.094.784 €

Fonte: stime Confesercenti

Tabella 3 – iscrizioni e cessazioni di alcune tipologie di impresa commerciale nei comuni capoluogo di regione. Gennaio-Agosto 2015

Comuni Pubblici esercizi Commercio al dettaglio
iscrizioni cessazioni iscrizioni cessazioni
Torino 296 423 298 602
Aosta 10 13 13 23
Milano 298 420 396 626
Bolzano 12 32 16 26
Trento 29 29 27 33
Venezia 61 86 93 184
Trieste 67 92 35 95
Genova 100 191 182 386
Bologna 98 123 133 216
Firenze 67 103 137 260
Perugia 25 56 35 83
Ancona 15 29 23 42
Roma 287 688 609 1.607
L’Aquila 18 22 8 37
Campobasso 7 24 22 25
Napoli 146 222 557 857
Bari 50 57 119 157
Potenza 12 20 30 59
Catanzaro 8 21 41 60
Palermo 61 108 176 343
Cagliari 29 62 42 90
Totale ITALIA 3.608 5.749 5.800 11.142

Fonte: elaborazioni Osservatorio Confesercenti 

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Ottobre 2015 10:57