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Venturi Confesercenti: evitare che il 2012 sia una anno di recessione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 05 Ottobre 2011 12:27

Pubblichiamo la sintesi dell’intervento che il Presidente di Confesercenti, Marco Venturi, ha svolto in occasione del convegno organizzato da Unioncamere sul commercio, apparsa sul portale di informazione della Confesercenti nazionale.

 

Roma 05.10.2011

 

“La crisi non è ancora finita, e il 2012 potrebbe essere per l’Italia un anno di

recessione. I consumi delle famiglie già ristagnano: secondo le nostre previsioni,

cresceranno dello 0,3% quest’anno per fermarsi del tutto il prossimo. La crisi ha

eroso i risparmi familiari, il cui tasso è sceso sotto il 10%. Enorme l’impatto su

sistema economico e distributivo: negli ultimi tre anni il 40% delle imprese di

distribuzione e servizi nate nel 2007 ha chiuso. Confrontando i dati del triennio

precedente alla crisi con quelli del triennio successivo, il saldo negativo è di

25.000 imprese.

La situazione è particolarmente pesante per gli esercizi di vicinato. La direttiva

Bolkestein e l’abusivismo mettono a rischio il commercio su aree pubbliche. Si

è favorita la grande distribuzione, ora intorno a quota 70%; dilagano le attività

abusive che sfruttano gli extracomunitari e vendono merci illegali, creando

concorrenza sleale. E verso le quali non si applica lo stesso rigore in uso con gli

esercenti. Le recenti liberalizzazioni degli orari, con i consumi fermi, ridurranno

ulteriormente lo spazio dei piccoli esercizi. Se prosegue la tendenza attuale, nei

prossimi dieci anni si perderanno 50.000 negozi e 135.000 posti di lavoro.

La situazione resta grave: il Paese non cresce, ha infrastrutture inadeguate e

investe poco in ricerca, formazione e innovazione. Ha un’articolazione

istituzionale costosa, funzionale solo alla politica, e produce enormi sprechi: ha

un debito record e una vocazione inarrestabile e negativa verso la spesa, con un

conseguente ed inaccettabile aumento del prelievo fiscale che, come denunciato

da Confesercenti, toccherà il 44,8% nel 2013. Negli ultimi dieci anni, in area Ue,

solo Malta, Cipro e Estonia hanno aumentato la pressione fiscale più di noi.

Il mondo delle imprese ha presentato un importante manifesto unitario per la

crescita, ma Confesercenti è convinta che ci sono ancora dei punti di criticità

particolari delle PMI da affrontare con decisione:

1. bisogna ridurre rapidamente la pressione fiscale su famiglie e piccole e

medie imprese. Non può bastare, anche se la valutiamo positivamente, la

tassazione agevolata al 5%, valida per cinque anni, per le imprese con

ricavi inferiori ai 30.000 euro. È infatti utile a dare respiro alle piccole

imprese, non a strutturarle e ad aiutarle a restare sul mercato;

2. un errore da non ripetere è l’aumento dell’Iva, in un periodo di frenata dei

consumi e senza prospettive di crescita. L’alto livello dell’Iva, inoltre,

penalizza il turismo rispetto ai paesi concorrenti;

3. la riduzione drastica dell’uso di contanti complica la vita a lavoratori e

imprese. Stimolare l’uso della moneta elettronica indubbiamente favorisce

la tracciabilità, ma a questo punto si dovrebbe porre fine allo scontrino

fiscale e ridurre i costi di carte di credito e bancomat;

4. occorre far chiarezza sugli studi di settore, stabilendo se sono tuttora

strumenti attendibili e terreno di confronto costruttivo, o se invece sono

superati da una vecchia cultura del sospetto.

Dobbiamo stabilire, soprattutto, se ha ancora senso la collaborazione tra

Governo e parti sociali, o se, in mancanza di questa, sia meglio che ognuno vada

per la propria strada.

La priorità delle PMI è di non essere ingabbiate in meccanismi che ne limitino

l’attività, non consentendo loro di crescere e creare ricchezza e occupazione. Per

questo è urgente ricreare un clima di confronto, facendo prevalere il merito e

non i personalismi, rafforzare la stabilità e avviare le riforme. Deve crescere la

competitività del sistema e delle imprese, e occorre sostenere la domanda

favorendo il risparmio energetico, la manutenzione del territorio urbano e i

centri commerciali naturali. Soprattutto, è necessario creare un clima di fiducia,

rilanciando la collaborazione tra istituzioni e parti sociali, ponendo così le basi

per la crescita dell’economia e dell’occupazione del Paese.

 

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