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Il 5 gennaio tornano i Saldi invernali. Anche stavolta violate le regole. PDF Stampa E-mail
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Martedì 29 Dicembre 2015 14:09

saldi 1

5 gennaio 2015 Partono i saldi invernali

Giammaria: “La spesa a famiglia a Roma e nel Lazio si attesterà in media sui 250/300,00 Euro”.

 

I saldi sono un importante evento per la promozione del territorio e per la valorizzazione del negozio di vicinato.

 

Dal 5 gennaio partono i saldi invernali nella città di Roma e in tutto il territorio regionale con un periodo di effettuazione che può durare sei settimane. Anche il 2015 è stato un anno difficile per la nostra economia in particolare per quel che riguarda i consumi interni.

Questi saldi 2015 – dichiara Valter Giammaria, Presidente della Confesercenti di Roma – cadono ancora in un momento di estrema difficoltà del settore abbigliamento e calzature e possono comunque rappresentare una occasione di recupero per l’impresa diffusa. Anche questa volta abbiamo, purtroppo, assistito al caos più completo con tantissime attività che in spregio del rispetto delle regole che lo vietano hanno effettuato “sconti” nel periodo inibito e ovviamente con una pressoché assente azione di controllo e sanzionamento. Inoltre, alla crisi dei consumi si sono aggiunte le difficoltà legate ai blocchi del traffico per i mezzi più inquinanti e alle targhe alterne che hanno aumentato il disagio per le attività delle nostre strade e dei nostri quartieri.

Da una nostra recente indagine emergono dati preoccupanti e che da tempo denunciamo, infatti emerge un calo del 32% dei redditi d’impresa montato nell’arco di 5 anni e a rischio di sprofondare sempre più. La fotografia che appare - continua Giammaria – è quella di un settore allo stremo. Per il 75% degli intervistati, infatti, il 2015 ha continuato ad essere un anno di estrema difficoltà e ciò significa che se, come sembra, la stessa situazione si ripetesse nel corso del 2016, molti commercianti non andrebbero più avanti.

Purtroppo i dati economici nella pmi che abbiamo dato nei giorni scorsi – precisa Giammaria - sono inequivocabili: si registrano nel 2015 altre 2.991 chiusure tra Roma e Provincia e 1.350 fallimenti che producono oltre 10.000 disoccupati. E pensare che dall’altro lato della legalità, sempre nella città di Roma, opera un esercito di abusivi - se ne stimano 20 mila di cui 8 mila solo nel cuore cittadino, - che sottraggono miliardi di euro alle casse dello Stato e ovviamente dei negozi.

C’è necessità di una decisa inversione di tendenza – sottolinea Giammaria – bisogna dare fiato alle famiglie e alle imprese.

A dimostrazione delle sofferenze del settore bisogna considerare che, 2 dal 2008 al 2015, le quote di spesa dedicata dalle famiglie di Roma e del Lazio all’abbigliamento e alle calzature si è ridotta quasi del 25% . Stimiamo, difatti, che la spesa a famiglia a Roma e nel Lazio si attesterà in media intorno ai 250/300,00 Euro, anche perché il saldo invernale è l’occasione per l’acquisto di capi “importanti” quali ad esempio cappotti, piumini, giacconi etc.. Incide, comunque, su questa, oltre al peso impositivo già presente nel nostro territorio, la preoccupazione per gli aumenti che si subiranno nel 2016. Le vendite di fine stagione o saldi invernali – precisa Valter Giammaria – rappresentano, ancora, per il nostro settore circa il 35% del fatturato e per questo riteniamo che ad esse debba essere ridato il loro originario significato. Averne di continuo anticipato la data di inizio ha di fatto completamente snaturato questo tipo di vendita speciale a danno sia delle piccole e medie imprese del dettaglio che conseguentemente del consumatore determinando una confusione totale sulle varie forme di vendite straordinarie. I saldi debbono tornare ad essere delle reali vendite di fine stagione da effettuarsi nei periodi originariamente previsti, posticipandone, quindi, l’attuale data di avvio. Inoltre, è necessario che la Pubblica Amministrazione si impegni a far rispettare le regole, perché non è possibile continuare come oggi dove si assiste alla completa inosservanza delle stesse a cominciare da quelle previste per le vendite di fine stagione. Anche per questo abbiamo ribadito in tutte le sedi, la nostra contrarietà a ulteriori “liberalizzazioni” selvagge e demagogiche nel settore.

Così come con la stessa logica si sono deregolamentati gli orari e le aperture domenicali e festive del commercio. Ogni volta – prosegue Valter Giammaria – con cadenza ciclica c’è qualcuno che sostiene che per smuovere i consumi è necessario provvedere a anticipare, liberalizzare o fare chissà che altro per i saldi e comunque per il settore del commercio. Questo è stato dimostrato non rispondente a verità da un dato incontrovertibile come quello del calo dei consumi che stiamo subendo nelle vendite anche in presenza di sconti e che ha avuto ulteriore riprova nelle ultime festività natalizie.

I saldi – conclude Giammaria – sono un evento per la promozione del territorio oltreché un occasione vantaggiosa di acquisto per i consumatori. Ulteriori deregolamentazioni non sarebbero altro che nuovi colpi alle piccole imprese, allo loro presenza nei quartieri e nei rioni accelerando una fine che se non si cambia registro è ormai prossima.

La nostra Federazione del Settore Moda (FISMO) prosegue nell’impegno a tutela di questo importante comparto nell’economia del nostro territorio chiedendo con forza alle Istituzioni che prendano provvedimenti e facciano scelte per dare risposte concrete alle famiglie e alle imprese. In questo senso chiediamo alla Regione Lazio di proseguire con decisione e coinvolgimento le parti di rappresentanza nella discussione e approvazione del nuovo Testo Unico del Commercio. “La Moda può Tornare di Moda” se realmente si determinano azioni che, in particolar modo, restituiscano risorse e capacità di spesa alle famiglie nonché un fisco giusto per un contribuente onesto.  

 

LE REGOLE DEL SALDO  

La vendita di fine stagione (saldo) non ha obbligo di comunicazione al Comune.  Le condizioni favorevoli di acquisto prospettate al consumatore attraverso il messaggio pubblicitario debbono essere reali ed effettive .  

I prodotti esposti per la vendita nelle vetrine esterne o all’ingresso del locale e nelle immediate adiacenze dell’esercizio e su aree pubbliche o sui banchi di vendita, ovunque collocati, devono indicare in modo chiaro e ben leggibile il prezzo di vendita al pubblico, mediante l’uso di un cartello o con altre idonee modalità; quando siano esposti insieme prodotti identici dello stesso valore è sufficiente l’uso di un unico cartello.

Negli esercizi di vendita e nei reparti di tali esercizi organizzati con il sistema di vendita del libero servizio l’obbligo di indicazione del prezzo deve essere osservato per tutte le merci esposte al pubblico.  

I dati da esporre nei cartellini sono: a) il prezzo originario; b) la percentuale di sconto; c) il prezzo finale di vendita.  

Alle vendite di fine stagione non si applicano le normative relative alle vendite sottocosto: l’esercente, dunque, è libero di vendere i prodotti anche a prezzo inferiore a quello di acquisto.  

Il commerciante continuerà ad accettare i pagamenti con carta di credito e pos secondo i termini delle relative convenzioni.  

In caso di mancata conformità del bene al contratto (difetti o mancata corrispondenza rispetto alle caratteristiche descritte prima della vendita) il cliente ha diritto, ai sensi del D.LGD. n.° 24/2002: a) al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione (a scelta, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro); b) ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto (se la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose; se il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione entro un congruo termine; se la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata hanno arrecato notevoli inconvenienti al consumatore).  

L’impegno a non oscurare completamente le vetrine.  L’impegno alla massima disponibilità e cortesia nei confronti del cliente per eventuali cambi non dettati dall’obbligo di Legge. Non esiste difatti il cosiddetto diritto al “ripensamento” negli acquisti effettuati in forma diretta.

Ciò vale, come è noto, solo nei casi di vendita “a distanza” eseguita al di fuori dei locali commerciali

(ad esempio on line).

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Dicembre 2015 14:15
 

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